
Information & Communication Technology
La “società dell’informazione” si espande, permeando di sé modi di fare e di pensare. E il cambiamento investe aziende e persone, facendo addirittura mutare alcune delle categorie primarie del pensiero, ovvero il modo in cui vengono percepiti il tempo e lo spazio. Ciò che una volta era “domani” oggi è “subito”. Ciò che soltanto l’altro ieri richiedeva “un viaggio” oggi lo si risolve con una “presenza virtuale” o con una teleconferenza. L’attesa è diventa subitanea disponibilità; la lontananza si è trasformata in una contiguità a cui si può sempre accedere: tempo reale e spazio reale (o “cyberspazio”, se si preferisce) sono ormai categorie del pensiero.

Si aprono così nuovi mercati in cui diventa vincente la capacità di soddisfare con flessibilità – e soprattutto con rapidità – le mutevoli esigenze di chi (sia esso individuo o impresa) sceglie ormai quasi esclusivamente in base al bisogno di servizi personalizzati, ritagliati in modo esatto sui suoi mutevoli desideri e necessità. E il governo della continua instabilità dominata da “tempi nulli” è diventato la vera – e dura - sfida competitiva a cui devono far fronte tutte le aziende.
Con un facile gioco di parole, si potrebbe infatti affermare che in epoca di “spazio reale” e di “tempo reale” non c’è spazio per chi voglia prendere tempo. Il cambiamento costante e turbolento dei mercati obbliga a mutazioni continue, sviluppate con prontezza di riflessi per non perdere opportunità: il “time to change” si è drammaticamente accorciato, spingendo tutte le aziende verso decisioni sempre più rapide.
Una situazione aggravata anche dal fatto che, assieme ai mercati in cui le aziende operano, mutano vorticosamente anche gli strumenti di cui le stesse aziende si dotano per far fronte con efficacia alle loro rispettive “missioni”.
Le nuove tecnologie - che sono il motore del cambiamento ma che sono anche lo strumento principe con cui le imprese possono governarlo a proprio vantaggio – sono infatti a loro volta oggetto di continua mutazione che, a detta di molti analisti, nei prossimi cinque anni investirà con una forza oggi inimmaginabile tutti gli ambiti di azione.
In questo scenario, le aziende più avvertite si stanno addentrando in nuovi panorami. Sono i territori dipinti con estrema lucidità da Peter F. Drucker, una delle maggiori guide del pensiero manageriale, e da Jeremy Rifkin, economista e studioso dell’evoluzione contemporanea.
Nel suo lavoro dal titolo Post-Capitalism Society, Drucker afferma: oggi il compito fondamentale dei manager è quello di analizzare le varie componenti del lavoro chiedendosi: “Questo lavoro è funzionale al nostro compito principale? Sarà di aiuto?” Se la risposta è “no”, prosegue Drucker, abbandonatelo, affidatelo ad altri. Avrete così la possibilità di concentrarvi sul core-business aziendale. Utilizzare “servizi esterni” per tutti quei lavori che non sono strettamente correlati con la propria missione, continua Drucker, è infatti una delle scelte essenziali per far vincere la propria azienda. E Jeremy Rifkin, nel suo volume intitolato The Age of Access, rincalza: “Negli anni a venire si comincerà a pensare alla vita economica più in termini di accesso a servizi e a esperienze e meno in termini di possesso di beni”. Tanto più, aggiungiamo noi, se il bene è destinato a rapida obsolescenza
Il governo dell’ICT e lo sfruttamento ottimale delle nuove tecnologie non fa parte del core-business dell’impresa, ma ne è lo strumento, un mezzo. Importantissimo, ma pur sempre un mezzo. E, proprio perché importante, assorbe sovente risorse preziose, genera flussi di lavoro e di pensiero, per così dire, laterali rispetto agli obiettivi propri dell’azienda. Inoltre, l’effervescenza tecnologica del settore rende costosa e poco efficace una “scelta proprietaria” di beni e di servizi a cui – con grande vantaggio – oggi si può invece liberamente accedere senza vincoli di investimenti sul lungo periodo.
Per questo, anche seguendo gli insegnamenti di Drucker e di Rifkin, quando si pensi all’ICT e a tutti i servizi che da esse ne derivano è necessario pensare a un partner esterno, che aiuti ad affrontare e risolvere tutti i complessi problemi a essi correlati. E, coerentemente, è necessario pensare a un’azienda partner che abbia fatto dell’ICT e di tutti i servizi connessi il proprio core-business; e che quindi, con la sua esperienza, il suo sapere e la sua attività, sappia accompagnare l’impresa nel suo processo di cambiamento e innovazione, elaborando e realizzando per essa soluzioni sempre state-of-the art, inserendo i vari nuovi servizi in un quadro complessivo di sviluppo e facendosi carico di tutti i vari processi.
In questo modo l’impresa conserva la sicurezza di preservare l’architettura logica e il modello dei dati che presiedono il sistema informativo e i servizi che da esso possono scaturire. E trasforma tutto il resto in un bene a cui può sempre accedere con sicurezza, rapidità, convenienza e semplicità.
Anche perché, come sosteneva già a suo tempo Aristotele, ciò che conta non è il possesso dei beni, ma la loro disponibilità.
-
IT Governance
-
Indirizzo evoluzione sistemi e applicazioni
-
Definizione macroarchitetture IT
-
Benchmarking e SW evaluation
-
Monitoraggio utilizzo sistemi IT
-
Consulenza sull’integrazione dei sistemi
-
Selezione, governo e monitoraggio di fornitori HW e SW